Iaido, l'arte del samurai

Lo Iaido e' considerato da molti l'essenza moderna del Budo. Equilibrato nei suoi movimenti, semplice nella sua eleganza, lo Iaido e' pervaso da una serie di relazioni profonde: un respiro, un taglio, una vittoria. Lo Iaido incorpora in se il minimalismo estetico giapponese, dove ogni movimento e' marcato dalla profondita' spirituale derivante da centinaia di anni di studio nel massimo rispetto della vita e della morte. Oggi lo iaido e' una via aperta a tutto il mondo, che porta all'amicizia, al rispetto e all'onesta'.

venerdì 12 luglio 2013

Il rapporto stechiometrico nello iaido

Nello iaido esistono tante cose, così come nella briscola e nelle bocce, stanotte ne ho scoperta un'altra!
E' il rapporto stechiometrico.

Questo indice è comunemente usato per definire quante parti di benzina e di aria finiscono nei motori a scoppio.

Nello iaido, lo si definisce in base a quante birre si bevono per accompagnare la zuppa al curry fatta al volo dal Maestro a mezzanotte, dopo 5 ore di allenamento.

Diciamo che è piuttosto sbilanciato verso le birre...
E' per questo che vado a nanna senza scrivere le solite cazzate sulle mani, i piedi e il loro spirito individuale!

Gnotte!


mercoledì 10 luglio 2013

Delle mani, della spada e del sudore

TE NO UCHI, che significa più o meno come chiudere la mano, ha un valore fondamentale nello iaido.
Tecnicamente è il più importante.
Spiritualmente è il più importante.

Tecnicamente è fondamentale perchè la spada è un'arma di precisione, di estrema precisione. E va tenuta in modo non casuale, ma assolutamente determinato. La mano lavora sulla spada in modo continuo, ha punti esatti di contatto che si devono prendere e lasciare in continuazione. Senza sbagliare.
Non fare questo esercizio vuol dire non fare iaido!

Se non conosci Te No Uchi non tagli, se non lo conosci non tieni veramente in mano la spada, e con le mani completamente bagnate, con il sudore che ti scorre dai polsi verso il palmo, se non sai farlo, semplicemente perdi la spada (o la usi al 10% del suo potenziale).
E ancora, se non lo sai mettere in pratica, 3 ore di allenamento a 35 gradi diventano un tormento infinito e, soprattutto, inutile.

Come qualsiasi strumento di precisione, la spada va impugnata con maestria.

E poi c'è lo spirito.
Fiumi di inchiostro, torrenti impetuosi di filosofi marziali a riempire inutili e ignobili pagine di cazzate.
La spada parte del nostro corpo, del nostro spirito e via "mal" dicendo, quando non sanno nemmeno tenere in mano una spada, quando li senti prendere asugi 2 volte su 10.
Cosa si deve pensare allora, che si sono connessi allo spirito sbagliato? O uno a caso?

C'è un Kata che oramai faccio discretamente, il Maestro me lo sta insegnando nei dettagli da anni, e ancora oggi, pur con tutti i movimenti, con la velocità e la precisione di cui sono capace e di cui è soddisfatto (relativamente al mio livello), se non prendo il primo asugi, subito con la prima estrazione che è tra le più complicate dello iai, mi ferma.
Giusto, non avrebbe senso continuare il kata solo per fare movimento.
O tagli o muori!

Lo iaido è questa incredibile fusione di cose, che si basa sulla prima e più importante: spada e uomo, attraverso le mani.
Per dare dignità a tutto il resto, non si può prescindere da questo.
E se anche ci si fermasse a questo studio, se ne avrebbe per tutta la vita, e dentro di questo si potrebbe trovare tutto quello che cerchiamo.

--- mani si chiudono sudate
--- una spada aspetta
--- battiti di cuore

d

martedì 9 luglio 2013

Del trasmettere e della concentrazione.

Da qualche anno il Maestro insiste sul modo di trasmettere le informazioni. Che poi ci si riesca o meno, poco conta, nel senso che il rapporto allievo insegnante, benchè sbilanciato, deve vedere tutte e due le componenti al lavoro.
Il Maestro pone l'attenzione su punti per lui importanti:
- tagliare nel modo corretto, te no uchi, asugi.
- posizione del corpo sempre con seme verso l'avversario
- movimenti diretti e logici
- una esecuzione grande, rilassata ma efficace.
All'interno di questi punti, ci sono una miriade (che significa tantissimissimi!) di dettagli più o meno visibili.
Alcuni sono relativi al suo stile e quindi apprezzabili solo da Lui e da noi.
Alcuni sono relativi all'essenza del Budo e quindi che dovrebbero essere apprezzati da molti.
Altri ancora, non visibili, o non facilmente percepibili.
Metti insieme tutte queste cose e ti ritroverai a fare iaido, se veramente vuoi fare iaido, con la massima concentrazione possibile. 
Il cervello che, al contrario di quanto si creda, non è multitasking, deve inevitabilmente porre la propria attenzione su tutto questo.
Prima suda il cervello, poi suda il corpo.


Il giorno perfetto, o quasi.

Se esiste un giorno perfetto, bhè, quello deve assomigliare molto al mio di oggi.

Sveglia alle 5, positivo giorno di lavoro a Tokyo, rientro facile accompagnato da notizie varie di sicuro interesse e possibilità di sviluppo, visita spirituale ad un vecchio dojo (che atmosfera ragazzi!), allenamento speciale per "giovani di belle speranze", cena preparata dal Maestro come solo lui sa fare, l'immancabile trenino di bottiglie "sacre", una tarda serata con vecchi amici (Maekawa non lo vedevo da 5 anni ma è rimasto la stessa spassosissima macchietta di un giapponese) e anche un bel terremoto di scala 4, il giusto per non farsela sotto.

Vediamo un pò: cosa mi manca?

Lo so io, mi manca un Gundam Real series da costruire. Venerdì vado ad Akihabara a comprarmelo!


lunedì 8 luglio 2013

La ciotola delle 5 prugne

Bene, il nome ci sarebbe.

In giapponese suona benissimo per noi che non ne conosciamo il significato, ma credo sia giusto dare al nuovo dojo un nome che suoni italiano, scimmiottare è la peggior cosa.
In questi giorni, il Maestro mi ha fatto notare alcuni gaijin, stranieri vestiti "alla giapponese" penosi a dir poco.
E allora la nuova palestra, sede del gruppo italiano SHIOSHIKAI del Maestro (e questo non è scimmiottare perchè il nome ce lo ha dato lui), avrà un nome italiano. Che però si ispira al mom del Maestro:
5 prugne dentro una ciotola.
Ma cosa possono rappresentare per noi ste 5 prugne? Ah, non sono secche.

Mha?

ok, bevuto troppo anche stasera....

oiassuminasai!


Il respiro delle orecchie

Quando mi si aprono le trombe di Eustacchio e comincio a respirare anche dalle orecchie, allora vuol dire che non mi sono risparmiato!

che figata!

i limiti, i limiti, quanti hanno provato i propri limiti fisici?

il limite non è una barriera, è uno stato fisico (e dai, anche un pò psichico così Antonio è contento), che non significa che non ci si possa stare per un determinato tempo, ma solo che da li non puoi in nessun modo aumentare, alzare, andare oltre. ma, a volte, si ha quasi la sensazione che si possa tenere quello stato indefinitivamente, ma credo che ad esagerare ci sia il collasso, o la morte. Di sicuro meglio fermarsi, soddisfatti e stremati.

Poi c'è la birra.....

che figata!

domenica 7 luglio 2013

Le banalità illuminanti

Nel ritornare studente, puro e semplice studente sotto la guida del Maestro, cosa che ha tutto un suo significato che non sto qui ad approfondire, se si è veramente aperti all'esperienza in corso, accadono diverse cose. A me.
Mi libero dalle sovrastrutture e mi predispongo pienamente al giudizio, al consiglio e alla fiducia.
Ovvio, non è subito così, istintivamente cerco di fare bella figura, di fare il mio meglio, ma in realtà, così facendo, cerco solo di nascondere i limiti e le mancanze.
Ieri il tutto deve essere stato co ......

mi sono già rotto i coglioni di scrivere stà roba!

il Maestro mi ha detto: non nascondere gli errori altrimenti io non posso insegnarti!

ecco.

poi per due ore e litri di sudore, non ho nascosto più un cazzo. 


poi a cena, abbiamo parlato di spirito. Antò: ho ragione io!

oiasuminasai!

martedì 2 luglio 2013

Cambio di paradigma

Ieri sera interessante lezione di iaido, ok, non dovrei dirlo io, ma mi riferisco al fatto che è stata interessante per me.
Nel mio solito sproloquio, che tanto piace ad Antonio, me ne sono uscito con un cambio di paradigma:

Non è attraverso la concentrazione che si controllano i movimenti, ma è il controllo dei movimenti che porta alla concentrazione.

Appena detta sta stupidata, mi sono subito messo nella disposizione mentale di ritirarla e, con un sorriso, chiedere scusa e ritrattarla. E invece no. Le parole uscite così spontaneamente che, come spesso accade, riflettevano davvero il mio pensiero.
La "concentrazione" è uno stato mentale prima che fisico, ma non è la concentrazione che mi fa muovere esattamente come voglio il mignolo della mano destra, o le palpebre o le spalle. Il controllo del movimento del mio corpo è un comando preciso e conscio del cervello.
Il controllo tecnico del mio movimento, con  l'aumentare della difficoltà, mi porta ad uno stato di concentrazione. Da quel momento, la capacità di controllo e non controllo si amplifica.
Per una buona parte dell'allenamento, ieri sera, ho spinto i miei compagni a controllare con forza, e quindi ad evitarli, tutta una serie di movimenti inutili, falangi, spalle, sageo, e tanti altri, con il risultato che man mano miglioravano ma non completamente. Poi ho chiesto loro di eseguire i kata senza sbattere le palpebre...
incredibilmente di colpo, hanno tutti smesso di muovere dita e ditine, spalle e sageo. 
Erano in uno stato di concentrazione.
Non trascendenza, ma uno stato psico fisico notevole. La prova che la concentrazione è una conseguenza non un punto di partenza.
Come dire: non si può partire dal purè se non sbucci prima le patate!

e si va avanti....

lunedì 24 giugno 2013

Lo iaido non serve a niente! O forse no?

Qualche tempo fa, in un post più in basso, mi sono compiaciuto, come solo io so fare, nel glorificare le qualità dell'allenamento mattutino, qui uno stralcio:

<I tempi lenti sono naturali, o meglio, esiste una sola velocità che non è velocità, e pian piano una cosa sola prende il sopravvento e si sveglia come mai più succederà durante la giornata: la mente e il pensiero.
Non è una trascendenza, è bensì una naturale e spontanea condizione di piena concentrazione. Non dura molto, ma finalmente sperimento il piacere di avere il tempo di sentire il  mio essere fisico e psichico, uscire, riordinarsi e prepararsi.
Questo è il mio fare iaido più bello.>>

Tutte cazzate!  Bullshit!

Notte tormentata tra gatti e pensieri, più pensieri che gatti, il sonno profondo che arriva quando la sveglietta, con quella sua odiosa melodia, mi brucia centomila sinapsi e mi obbliga ad alzarmi. Lo faccio lo stesso, attraverso la città, già troppo sveglia per i miei gusti, e ripropongo quei gesti automatici di quando entro nel dojo: apro le finestre, passo l'aspirapolvere e faccio un giro veloce dei bagni, finalmente mi cambio e prendo la spada.
Niente da fare, a volte ci sono pensieri più potenti, tensioni e stanchezze che sono più dure dell'acciaio.
Ma a chi la volevo raccontare stamattina? Iaido, concentrazione, fisico, spirito... ma va a cag...ar......e!
E' già buono che non mi sono tagliato.

E allora? E allora la verità è che anche questa è stata un'esperienza interessante, con un suo valore, anzi, il fatto stesso di averla fatta e di averla consapevolizzata, mi ha alla fine rilassato; mentre mi cambiavo, mentre ero in macchina verso l'ufficio, mi sono ritrovato a pensare al valore di una sconfitta, di una accettazione. Non si può controllare tutto, non si può controllare tutto se stessi. A volte basta anche semplicemente arrendersi.

E poi, scrivendo queste quattro sciocchezze, mi sono venute alla mente alcune righe lette tanti anni fa, che se solo me le fossi ricordate prima, mi avrebbero reso la mattina più leggera:

banzai!

mercoledì 15 maggio 2013

Infiorata ... sfiorata!

Ho sempre detto ai miei compagni di spada che, se mai mi avessero visto fare una dimostrazione di iaido in un centro commerciale, avrebbero dovuto sopprimermi prima della fine o meglio prima dell'inizio di tale esibizione!
Ora, un centro commerciale è luogo assai diverso da una piazza medioevale, in cui fare una dimostrazione di iaido, in una giornata speciale, e all'interno di un evento pertinente quale quello di uno dedicato al Giappone e alle sue arti, quindi eccomi subito pronto a far della mia coerenza carta straccia, a trasformarla in un biglietto aereo per Noto e per la sua splendida festa,l'INFIORATA; internet, trovato, comprato!


Poco contava la cifra pari a metà viaggio in Giappone, qui si trattava di tornare in un luogo già conosciuto, dall'incantevole bellezza, pari solo alla bellezza delle persone che vi conosco e dalle impareggiabili pietanze.
Farà caldo con lo iaidogi sotto al sole siciliano delle tre di pomeriggio? metto quello bianco.
Porto il costume, ma voglio viaggiare solo col bagaglio a mano? lo metto al posto dei boxer.
Voglio portarmi indietro pomodorini secchi, capperi, olio e limoni, ma ho sempre solo il bagaglio a mano? lascio lo iaidogi e i boxer in Sicilia e carico tutto nel bagaglio a mano!
Con questi e altri ameni pensieri mi portavo fino alla notte inconsapevole del triste risveglio che mi attendeva fetente.

Pronto? Qui è VOLAGRATIS, ... la tariffa del suo biglietto è cambiata, se lo vuole ci deve autorizzare ad un ulteriore addebito di 180 euro (!!!!????). 180 + 260 più i pomodorini, i capperi, l'olio e soprattutto i cannoli (per una media di 7 al giorno) totale cifra .... un biglietto per il Giappone, (se non l'avete ancora capito, io parametro tutte le mie spese con il biglietto A/R per Tokyo, es: 111 confezioni di tonno esselunga pinne gialle  o 300 Choco drops).
Nonostante tutto il bene che voglio a Sara e Corrado, e perchè no, anche a Tiziana ed Enrico, per non parlare del pane consato, non ce l'ho fatta, e con una maledizione a VOLAGRATIS, ho annullato il volo.

La voglia di tornare a Noto rimane, di fare una esibizione meno, ma l'esperienza l'avrei fatta volentieri.
Dunque non è cambiato nulla; eppure non sono contento!




lunedì 6 maggio 2013

A spasso per la città


Per esigenze lavorative ho recentemente fatto richiesta di un porto d'armi per uso sportivo. in attesa e per sicurezza, mi sono studiato tutta la parte normativa in vigore e, già che c'ero, l'ho fatto con un occhio di riguardo verso le armi bianche.

Le leggi di cui parlo sono le seguenti:

  • decreto legislativo 26 ottobre 2010 n. 204
  • e il recente Decreto Legge 20 giugno 2006 n. 79

per farla breve, recependo una indicazione del parlamento europeo, il legislatore ha abolito la denunzia delle armi proprie non da sparo e la denunzia delle armi antiche di ogni genere.

Relativamente alle armi da sparo, la legge è diventata più precisa e severa, mentre per tutte le altre armi, potenziali armi, oggetti contundenti e quant'altro, si fa riferimento all'uso improprio.

Quindi, non vuol dire che possiamo andare in giro con la nostra katana liberamente, anzi, ma possiamo andarci in palestra portandola in modo tale da poter dimostrare che non è disponibile all'uso immediato. 

Attenzione, qui si tratta di buon senso e di giuste motivazioni, quindi, anche se correttamente stivata nella sua custodia, non ci possiamo andare al cinema o in pizzeria, ma solo da casa alla palestra e ritorno. Sarà d'aiuto anche la presentazione del tesserino che attesti la nostra iscrizione alla palestra o alla federazione.

Allo stesso modo non posso andare al cinema con un martello.

Oggi, martello, cacciavite, spada o armi non da sparo per uso sportivo, sono per la Legge la stessa cosa: Armi improprie se utilizzate e portate in modo improprio.


«Art. 4 (Porto di armi od oggetti atti ad offendere). -
Salve le autorizzazioni previste dal terzo comma dell'art.
42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18
giugno 1931, numero 773, e successive modificazioni..

Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori
della propria abitazione o delle appartenenze di essa,
bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o
da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde,
bulloni, sfere metalliche, nonche' qualsiasi altro
strumento non considerato espressamente come arma da punta
o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze
di tempo e di luogo, per l'offesa alla persona, gli
strumenti di cui all'art. 5, quarto comma, ...

mercoledì 24 aprile 2013

Rimarginando

Stasera torno finalmente al Dojo!
più di un mese di assenza, e per altro non sono ancora completamente ristabilito, ho ancora dei punti ma la voglia di tornare è troppo forte.



Ferito nel corpo, un pò anche nell'anima, ma non mi arrendo!


martedì 5 marzo 2013

Mission to Japan

Just for the privacy, we covered the Antonio's belly!



e di seguito un bel testo per gli automi dei motori di ricerca...

Da Milano siamo andati in Giappone a fare iaido, Milano centro per la precisione, dove c'è una bella palestra di iaido. Normalmente le palestre di iaido si chiamano Dojo, un bel dojo di iaido nel centro di Milano. Però nella foto eravamo in Giappone, dove facevamo iaido e magiavamo sushi. E dopo aver fatto un allenamento di iaido bevevamo anche la birra. Iaido si fa con la spada giapponese, si chiama katana, ma nelle palestre di iaido si usano anche delle katane finte, si chiamano iaito o mogito. Anche nella nostra palestra di iaido nel centro di Milano usiamo degli iaito, ma io uso una katana vera.


Vai motore di ricerca, vai!




venerdì 8 febbraio 2013

Atarashi Tsuba!

Vento forte,
il lago saluta con le onde,
una nuova tsuba.


Sukashi Tsuba meant for Dojo use. Very light at 70 grams. Steel coated with baked ki-urushi

Il primo kanji in alto a sinistra significa "Divertimento"...

http://www.tsubashi.com/
http://www.facebook.com/pages/Lorenzo-Amati-Japanese-Metalwork/204598096238840?sk=wall


lunedì 17 dicembre 2012

Il mattino ha l'oro in bocca

Prendo spunto da un semplice ma chiaro articolo comparso oggi sul corriere che parla di ritmi circadiani ( http://www.corriere.it/salute/12_dicembre_ritmi circadiani ) in breve, è l'andamento delle nostre capacità psico fisiche con il passare delle ore del giorno.
Tutti noi sperimentiamo la fatica e la rigidità muscolare della mattina e la fluidità del tardo pomeriggio fino a sera; ma come si concilia questo con lo iaido?

Ecco la mia esperienza personale.

Durante la settimana, i due allenamenti che iniziano alle 19:30 sono perfetti, arrivo al Dojo con voglia, nessun morso della fame (argomento che richiede spazio a se) e corpo pronto all'uso. Vado avanti fino alle 22:30 senza nessun problema, le ginocchia rimangono calde, le spalle sono rilassate, e il controllo sulla spada risulta naturale. Anche se non significa niente, possiamo dire che "taglio di brutto".
Il lunedì sera invece faccio più fatica, iniziamo alle 21:00, fino a quel momento ho dovuto combattere con il languorino che il più delle volte mi fa cedere alla merendina, ho quasi sonno e generalmente poca voglia, ma poi mi riprendo in fretta, il corpo carbura e, dal li a poco, "taglio di brutto".
Accomuna entrambi le occasioni la scioltezza di lingua che "trifola" le orecchie dei compagni. Con essa anche l'ego parte per la tangente e non mi ferma più nessuno, alias "taglio di brutto".

Completamente differente la sensazione dei due o tre allenamenti mattutini, mi sveglio alle 6:10, sono al Dojo alle 7:15, ho attraversato la città ancora intenta ad alzare le serrande, camion della spazzatura che bloccano le vie e, d'inverno, buio e freddo che ti fanno pensare inevitabilmente ad una variante del profondo senso dello iaido, non già perchè lo faccio, bensì: ma chi me lo fa fare?!

In questo stato d'animo, con l'aiuto di un caffè gentilmente offerto da un amico di spada, e cercando di piegare delle ginocchia che vorrebbero stare in tutt'altra posizione, inizio ad estrarre la spada.
Quanto è fredda! Anche lei se ne vorrebbe stare dentro la sua bella saya di riposo, quella rivestita di lana verde, bella tranquilla, al buio e al calduccio.
La sua voce non esce subito, il contatto non lo sento naturale, devo controllare, sistemare le mani, tutto è più lento, faticoso, cervello e corpo scollegati, e la lingua che lascia spazio al silenzio.
In definitiva non taglio un cazzo. Eppure...

Eppure.
Il silenzio degli occhi, il silenzio del corpo, il silenzio della lama e il silenzio della mente, sono tutti insieme una sinfonia potente. Diventano loro, fusi insieme, il direttore d'orchestra che dirige la mia pratica migliore.
I tempi lenti sono naturali, o meglio, esiste una sola velocità che non è velocità, e pian piano una cosa sola prende il sopravvento e si sveglia come mai più succederà durante la giornata: la mente e il pensiero.
Non è una trascendenza, è bensì una naturale e spontanea condizione di piena concentrazione. Non dura molto, ma finalmente sperimento il piacere di avere il tempo di sentire il  mio essere fisico e psichico, uscire, riordinarsi e prepararsi.

Questo è il mio fare iaido più bello.


dezz






martedì 20 novembre 2012

L'onda delle stagioni

Nello iaido c'è una cosa che si chiama Jo Ha Kyu o Kan Kyu

Questa cosa tratta del ritmo all'interno dell'esecuzione di un kata. Un alternarsi di lento e veloce, di attesa e di azione, di relax e di energia. Il mio Maestro non me lo sta ancora insegnando profondamente, mi ci sta facendo avvicinare piano piano. Per quello che ho capito non ha una struttura precisa, è più un atteggiamento che ha come conseguenza una variazione di velocità della tecnica che fluttua, che sale e scende come un'onda.
Tenere alta la tensione, la forza o la stessa velocità, non va bene, il tutto risulterebbe troppo "piatto", troppo rigido. E le cose rigide si rompono!
Ciò non di meno, pur con questa fluttuazione di energia, l'atteggiamento deve rimanere costante, si deve assecondare sia il momento lento che quello veloce, ma il desiderio deve rimanere alto.

Ma come si fa?

Bho! Arriverà, aspetterò che il mio livello cresca per affrontare al meglio questo passaggio.
Però, dove non ho il tempo di aspettare è nell'imparare a gestire un'altra onda, simile ma ben più delicata: il fluttuare dell'energia del gruppo.
L'energia di un gruppo è cosa assai complessa, è una fusione di tante e troppe cose, coinvolge i caratteri delle persone, le loro aspettative, i loro momenti personali e anche le loro energie stagionali.
Io lo vedo questo salire e scendere di tensione, di desiderio, di soddisfazione, di felicità e anche di stanchezza.

E mi fa paura.

Mi domando cosa fare, come tenere vivace la lezione, come portare sempre qualcosa in più all'interno dell'allenamento. Ma la relazione che si crea all'interno di un gruppo è talmente forte che influisce direttamente e violentemente su quello che accade senza che io possa fare più di tanto per modificarne la direzione.

E mi travolge.

Forse imparando Jo ha kyu o kan kyu, imparerei anche a gestire questa onda di pensieri, oppure ...
Oppure questo miscuglio di energie va solo assecondato, va lasciato andare, senza preoccuparsene troppo, lasciando che i singoli momenti non combacianti abbiano il loro spazio.
Accarezzandoli, puntando solo sull'esercizio, sulla ripetizione mantrica, abbassando i volumi, lasciando che il cambio di stagione venga digerito per poi riprendere piano piano con la rinascita di energia, quella energia che fa di alcune serate, momenti memorabili.

Ma anche avere sempre alti livelli di energia alla fine rompe.

Lasciamo che l'energia fluttui, che segua la sua naturale direzione, la sua propria vita, accettandola così com'è e confidando nel desiderio di ognuno di noi, desideri diversi singolarmente ma capaci di una strana alchimia, di una strana comunione. amen!

venerdì 16 novembre 2012

Japan November 2012

Noto, noto, noto, noto, noto, noto and noto again!

Now the saya is on the line of the sword. Very good!
But the right hand is not really good yet!



Keep going training!

giovedì 11 ottobre 2012

Nuovi uomini o vecchi guerrieri?

I punti di vista sono sempre interessanti, soprattutto se arrivano dai nuovi compagni. Certo, fanno più piacere quelli che ci compiacciono di quelli che ci criticano, ma sono pronto a pubblicare anche i secondi.
Intanto ecco quello di un "mucchiù".


Davide l'altro giorno mi ha chiesto cosa mi avesse colpito della gara di domenica scorsa,io risposto relativamente alla "nostra" squadra (ormai mi ci metto anche io nel gruppo praticanti),di aver avuto la sensazione di "presenza totale" nell'eseguire i kata e quanto fossero stati bravi e coesi, ma oltre a questo, la cosa che in realtà ha catalizzato maggiormente la mia attenzione è stata una sensazione di grande Armonia, quella stessa armonia del gruppo nel praticare e nello stare insieme che ritrovo ad ogni allenamento, quell'essere uniti con la voglia di condividere quei momenti che sono "nostri", "solo nostri", necessari dopo una giornata di lavoro per ricaricare le pile, per essere sereni, per stare bene con noi stessi quindi con le altre persone.
Spesso mi sono chiesto cosa fosse per me l'essere guerrieri, oggi sono fermamente convinto che un guerriero sia una persona che abbia il desiderio di mettere a disposizione di tutti le proprie abilità acquisite con la pratica costante o le proprie doti innate o meglio, avute in dono. Un guerriero credo debba avere la capacità, anzi il cuore, di esserci per quelle persone che necessitano un piccolo aiuto, di una parola, della nostra attenzione  o di qualsiasi altro gesto possa rendere il  percorso più dolce.
Si può essere guerrieri nel fare bene un kata di Iaido, ma anche nel fare una meravigliosa crostata, nello scrivere una poesia o fare un disegno, od in qualsiasi altra espressione artistica di sè, l'importante è aver voglia di condividere ciò che siamo per donare e ricevere emozioni.
Ecco cosa ho trovato nel vostro bellissimo gruppo, guerrieri sorridenti, capaci di aprire il cuore per condividere. 
L'allenamento con la spada credo non possa essere fine a se stesso, ma debba portare ogni praticante a sentirsi parte di qualcosa di più grande, interagendo in modo spontaneo, migliorando se stessi per essere più disposti a sorridere sempre, anche quando le cose non vanno come vorremmo. In quel momento credo che tutto ciò che ci circonda possa assumere un differente aspetto, meno spigoloso, anche quando gli angoli della vita tentano di farsi sentire.
Questo non vuol dire che si pratichi per gli altri, si pratica per se stessi, ma senza quell'eccessivo ego che distoglie la nostra attenzione dal volersi migliorare giorno per giorno.
Non so esattamente cosa ho scritto, ma ormai è fatta... Sorridente
Auguro a tutti voi una buona giornata.

Marco "Mucchiù"

lunedì 8 ottobre 2012

Tre numero perfetto?

E due, anche quest'anno terzi ai campionati a squadre di iaido, quindi a regola ne manca ancora una, ma a noi piace anche romperle le regole, vero?

Alessandra, Beatrice e Marzio si sono presi la responsabilità di mettersi in gioco portando avanti il nome di tutti noi dello SHIOSHIKAI, bravi!



Nello iaido ci sono poche possibilità di mettersi alla prova, negli esami, di sicuro, ma si tengono dopo molti anni, e nelle gare, le quali, in un paio di volte all'anno, si possono "esperimentare" sensazioni e reazioni che è difficile se non impossibile replicare o far nascere durante gli allenamenti di iaido in palestra.

Dunque, come dice il nostro Maestro, le gare di iaido sono importanti perchè sono uno stimolo forte a proseguire ed a migliorare su di una strada lunga e difficile come quella della spada giapponese.

E poi in queste gare, in questi appuntamenti, ci si confronta, si fa esercizio di umiltà, di rispetto e di generosità, ma non solo, si fa anche e soprattutto un esercizio di fedeltà, di lealtà verso la propria scuola, verso il proprio Maestro e, in definitiva, verso se stessi e la strada che si è deciso di seguire.

Quindi bravi, bravi tutti. E forza! il prossimo anno puntiamo ad un gradino più su!




martedì 11 settembre 2012

Ma come può essere?

Questi ultimi mesi del gruppo sono stati alquanto effervescenti!
Effervescente rende bene la sensazione del mio animo difronte a quanto è successo.
Bollicine che salgono liberando il naso, accarezzano i timpani, stimolano i canali lacrimali e bruciano piacevolmente la gola.

Mi è chiaro che questo periodo particolare non è ancora finito, altre cose sono li fuori ad aspettare il loro turno, turno dettato da benevoli e malevoli Tengu, spiritelli dei boschi che si divertono e si alimentano delle nostre passioni.

Ieri sera, una strana passione mi è accaduta: quella che doveva e poteva essere una dolorosa notizia, si è invece rivelata una strana e compiacente sensazione di completamento.

Un allievo che va, un bravo allievo, dovrebbe essere un piccolo pizzicotto al cuore, invece a me è sembrata più una carezza all'anima.

La piacevole conferma di avere fatto qualcosa di buono e di aver ricevuto in cambio qualcosa di molto più buono e molto più bello.

Continuo a pensare di essere molto fortunato.

Grazie infinite Jacopo, a presto.