Prendo spunto da un semplice ma chiaro articolo comparso oggi sul corriere che parla di ritmi circadiani (
http://www.corriere.it/salute/12_dicembre_ritmi circadiani ) in breve, è l'andamento delle nostre capacità psico fisiche con il passare delle ore del giorno.
Tutti
noi sperimentiamo la fatica e la rigidità muscolare della mattina e la
fluidità del tardo pomeriggio fino a sera; ma come si concilia questo
con lo iaido?
Ecco la mia esperienza personale.
Durante
la settimana, i due allenamenti che iniziano alle 19:30 sono perfetti,
arrivo al Dojo con voglia, nessun morso della fame (argomento che
richiede spazio a se) e corpo pronto all'uso. Vado avanti fino alle
22:30 senza nessun problema, le ginocchia rimangono calde, le spalle
sono rilassate, e il controllo sulla spada risulta naturale. Anche se
non significa niente, possiamo dire che "taglio di brutto".
Il
lunedì sera invece faccio più fatica, iniziamo alle 21:00, fino a quel
momento ho dovuto combattere con il languorino che il più delle volte mi
fa cedere alla merendina, ho quasi sonno e generalmente poca voglia, ma
poi mi riprendo in fretta, il corpo carbura e, dal li a poco, "taglio
di brutto".
Accomuna
entrambi le occasioni la scioltezza di lingua che "trifola" le orecchie
dei compagni. Con essa anche l'ego parte per la tangente e non mi ferma
più nessuno, alias "taglio di brutto".
Completamente
differente la sensazione dei due o tre allenamenti mattutini, mi
sveglio alle 6:10, sono al Dojo alle 7:15, ho attraversato la città
ancora intenta ad alzare le serrande, camion della spazzatura che
bloccano le vie e, d'inverno, buio e freddo che ti fanno pensare
inevitabilmente ad una variante del profondo senso dello iaido, non già
perchè lo faccio, bensì: ma chi me lo fa fare?!
In
questo stato d'animo, con l'aiuto di un caffè gentilmente offerto da un
amico di spada, e cercando di piegare delle ginocchia che vorrebbero
stare in tutt'altra posizione, inizio ad estrarre la spada.
Quanto
è fredda! Anche lei se ne vorrebbe stare dentro la sua bella saya di
riposo, quella rivestita di lana verde, bella tranquilla, al buio e al
calduccio.
La
sua voce non esce subito, il contatto non lo sento naturale, devo
controllare, sistemare le mani, tutto è più lento, faticoso, cervello e
corpo scollegati, e la lingua che lascia spazio al silenzio.
In definitiva non taglio un cazzo. Eppure...
Eppure.
Il
silenzio degli occhi, il silenzio del corpo, il silenzio della lama e
il silenzio della mente, sono tutti insieme una sinfonia potente.
Diventano loro, fusi insieme, il direttore d'orchestra che dirige la mia
pratica migliore.
I
tempi lenti sono naturali, o meglio, esiste una sola velocità che non è
velocità, e pian piano una cosa sola prende il sopravvento e si sveglia
come mai più succederà durante la giornata: la mente e il pensiero.
Non
è una trascendenza, è bensì una naturale e spontanea condizione di
piena concentrazione. Non dura molto, ma finalmente sperimento il
piacere di avere il tempo di sentire il mio essere fisico e psichico,
uscire, riordinarsi e prepararsi.
Questo è il mio fare iaido più bello.
dezz