Iaido, l'arte del samurai

Lo Iaido e' considerato da molti l'essenza moderna del Budo. Equilibrato nei suoi movimenti, semplice nella sua eleganza, lo Iaido e' pervaso da una serie di relazioni profonde: un respiro, un taglio, una vittoria. Lo Iaido incorpora in se il minimalismo estetico giapponese, dove ogni movimento e' marcato dalla profondita' spirituale derivante da centinaia di anni di studio nel massimo rispetto della vita e della morte. Oggi lo iaido e' una via aperta a tutto il mondo, che porta all'amicizia, al rispetto e all'onesta'.

domenica 10 giugno 2012

allievi o insegnanti

E' da qualche tempo che penso all'inevitabile momento in cui alcuni dei miei compagni di pratica sentiranno la necessità, o avranno l'occasione, di aggiungere al loro studio l'esperienza dell'insegnamento.
I benefici per chi si dedica all'insegnamento sono evidenti, ma i rischi altrettanto elevati.
Il compiacimento, un eccessivo trasferimento sull'allievo, una diminuzione della quantità di pratica, un allontanamento dalla VIA principale, tutti rischi ed errori, prevedibili ma quasi inevitabili.
In definitiva un modo pericoloso ma interessante di progredire.

E dentro al mio cuore sento il rischio di perdere un amico.

...ma noi intanto andiamo avanti.


lunedì 14 maggio 2012

Le foche non sono in estinzione!

Ecco una buona notizia! Le foche non si stanno estinguendo, non almeno quelle che fanno iaido, o che lo facevano...
La foca in questione è un nostro compagno che settimana scorsa ci ha fatto una bella e gradita sorpresa: è passato a salutarci alla fine della nostra lezione di iaido nel nostro Dojo di Milano.
Sembra roba di poco conto ma non lo è, non lo è per nulla!
Poche stagioni di allenamento insieme creano facilmente dei forti legami, ci si conosce, ci si stima o meno, ma sono passaggi che inevitabilmente lasciano un segno.
Da li in poi la vita segue il suo corso, e non è detto che il corso di ogniuno di noi includa, o abbia sufficiente spazio, per lo iaido. Poco male, anzi, sarebbe proprio sbagliato avere e mantenere una aspettativa che non tenga conto che le nostre vite sono piene di altre cose. Bello però sapere e vedere che per alcuni, anche se la loro via prende direzioni diverse dalle nostre, sentono il piacere di passare a bersi una birra, o scroccare un dolcetto dell'Alessandra, con i loro vecchi compagni di spada.
Proprio un bel modo per evitare l'estinzione!

W la FOCA !


mercoledì 11 aprile 2012

Del come giudicare una spada e del come rispondere ad una richiesta di giudizio

Da qualche giorno medito sul fatto che, recentemente, ho perso un'occasione di mettere in atto un insegnamento che "dovrei" aver appreso nel corso del mio cammino sulla Via dello iaido e, soprattutto, con la frequentazione del mio Maestro.


Sto parlando dell'insegnamento che si può trarre nell'osservare come un Maestro giudica una spada che, incautamente un allievo, per lo più occidentale, gli sottopone. Stiamo parlando di una di quelle spade "finte simil cinesi" assai lontane dalla cura, tecnica e qualità giapponese, o ancora peggio, di qualcosa elaborato nella cantina di casa che, per l'amor di Dio, pur con tutte le buone intenzioni, sempre rimarrà un artefatto migliaia di anni luce lontano da una Nihonto, da una vera lama giapponese.
Dunque, il Maestro, con solenne attenzione, riceve l’oggetto, lo soppesa con delicatezza, lo rigira tra le mani con evoluzioni leggere e rotonde, seguendo una precisa sequenza visiona l’intero "coso", accompagnando ogni piccola pausa dei movimenti con cenni del capo ed espressioni del viso, sempre mostrando un contenuto ma evidente stupore e interesse positivo, soffermandosi su singoli particolari, spesso assolutamente superflui, come se fossero dei piccoli gioielli incastonati.
Poi, addirittura, estrae la lama, con movimento deciso e perfettamente lineare, il metallo che scorre nell’aria senza toccare il legno della saya, spesso di un pezzo di legno che pesa più della lama stessa! Ma nelle sue mani quel fodero e quella lama si muovono con grazia, quasi con un senso proprio. Guarda la lama in contro luce, scorre con gli occhi ogni centimetro fino alla punta, che proprio non si può chiamare Kissaki, e ancora mostra un incredibile interesse per quel pezzaccio di lega ferrosa, mal tranciato e spesso arrugginito. Lo soppesa tra le mani, ne apprezza il bilanciamento, che non andrebbe bene nemmeno per tagliare una zucchina marcia. Si sofferma ancora su un particolare secondario e, incredibilmente, dopo un’infinita serie di espressioni positive, aggrotta la fronte, stringe le labbra, e sembra chiedersi: che strano? Facilmente, in quel momento si sta soffermando su di uno spigolo un po’ più rugoso, e chiama il proprietario che fino a quel momento ha avuto una serie di orgasmi continui ad ogni movimento di assenso della testa del Maestro. Questi si “striscia” in ginocchio nel modo più prostrato possibile con il solo risultato di risultare ancora più ridicolo della sua spada.
Il Maestro, quasi a scusarsi, mostra l’insignificante punto dolente, cosa che si può ovviamente risolvere con un po’ di lavoro di lima, magari anche solo con le unghie. Il becero è ancora più felice! Caspita, la mia spada valutata così bene dal Maestro!!!
Con la stessa solennità usata prima, il Maestro ripone la spada nel fodero e la riconsegna al proprietario. Nel farlo lascia che i suoi occhi cadano, in modo evidente al becero, sulla propria spada, una vera Nihonto. Il becero a quel punto normalmente abbocca e, sempre con l’insolenza che lo contraddistingue, chiede di poterla vedere. Da li in poi, avrà la grande occasione di imparare qualcosa oppure no.

Lo so, pare un po’ criptica, come spesso lo sono gli insegnamenti ZEN, ma credetemi, la si capisce davvero solo quando, dopo aver creduto di averla davvero capita, ci si accorge di aver appena fatto l’errore di dare giudizi senza mettere in pratica le accortezze insegnate dal Maestro.
Niente di grave, l’importante è non perseverare negli errori.

Scorre il filo della lama sui miei occhi
Angoli mortali fatti per tagliare il nulla
Nulla che non si può tagliare

martedì 21 febbraio 2012

L'importanza e la pericolosità dell'Esempio

Da sempre penso che il miglior modo di insegnare o di condurre un gruppo sia dare l'esempio.

L'esempio è la forma di comunicazione per eccellenza, è la forma più ancestrale, più diretta, più pulita, più onesta.
Ma anche la più pericolosa.
Pericolosa proprio perché non mediata da tutte quelle convenzioni di cui oggi non possiamo fare a meno.
Con l'evoluzione, la specie umana ha introdotto nuove forme di comunicazione e di trasferimento delle informazioni, il linguaggio prima di tutto, e con esso le idee, le speranze, la fede.
Metafore, similitudini, figure retoriche. E sono iniziati i problemi.

- Non urlare! - Grida il padre al bambino.
Qual è il messaggio che arriva? L’esempio o la parola?
Eppure il genitore vuole davvero e con forza insegnare al figlio un giusto modo di comportarsi; evitargli gli errori che lui stesso continua a fare: urlare.

Forse è così, cerchiamo in tutti i modi di allontanarci dalla nostra natura animale ma non ci riusciamo veramente, nel bene o nel male, l’esempio risulta sempre più forte.

E allora come si affronta e si risolve il problema di trasmettere un’informazione che vede l'esempio e il messaggio verbale essere in netta contraddizione?

Come si fa a far capire agli allievi che il risultato delle gare non è importante quando poi, contemporaneamente, “si porta a casa sempre qualcosa”?

Bho?

martedì 31 gennaio 2012

I'm hungry like a wolf!

C'è un Maestro giapponese che spesso chiede a noi italiani perchè facciamo iaido.
Spesso ho pensato a questa domanda e ho sempre cercato una risposta intelligente, ve le risparmio.
Ma da un pò di tempo credo di aver trovato la mia risposta: faccio iaido perchè ho fame di iaido!
Ho fame di iaido e sono goloso!


buon appetito.


There is a Japanese Sensei that often ask us why we do iaido.
I have often thought about this question and I always tried an intelligent answer, does no matter.
But now I think I found my answer: I'm hungry of iaido!
And I love to eat a lot.


enjoy your meal.

giovedì 22 dicembre 2011

BUON NATALE/ MERRY CHRISTMAS/ メリークリスマス

Always impossible to be all togheter in the same plase at the same time, but always togheter with the ShioShiKai spirit.



BUON NATALE A TUTTI DALLO SHIOSHIKAI MILANO

giovedì 15 dicembre 2011

4 x Nidan = 1 x Hachidan?

Complimenti a Alessandra, Sara, Manuel e Marco, nuovi secondi dan (nidan) dello Shioshikai Milano.


Che sia un nuovo inizio di proficua e profonda pratica.


bravi!

martedì 5 luglio 2011

Auguri Ciccio!

Sempre all'erta, non lo freghi!
Tanti auguri Fernando!

giovedì 30 giugno 2011

Last day training

As usual the last day training is a special day.
Very hard training, fully concentration, only pain, no gain!
No one foot back.


Believe me, was an honour to be there.


We are ready, waiting the summer seminar.

mercoledì 22 giugno 2011

NUOVO CONTEST - Che dice? Che pensa?

I due cicci da sempre hanno un rapporto particolare, fatto di intese silenziose e di discorsi senza senso, ma in questo caso la profondità dello scambio di informazioni sembra essere particolarmente intensa.


Dai, sbizzarritevi, non esagerate nelle volgarità, e al migliore, oltre alla pubblicazione, un kata segreto gratis!

domenica 19 giugno 2011

Torino Taikai, ahi ahi ahi...

La faccio breve perchè mi fa male il piede destro (fare oroshi sul cemento alla massima energia è da cretini – porto a casa anche questa lezione…) e perchè sono anche stanco morto, quella stanchezza da post gara che chi conosce capisce.




Ritorno dunque sulle cose importanti da portarsi dietro dopo una gara.

Il divertimento, certo, ma di più ancora c'è lo stimolo al miglioramento.



E quale stimolo più forte si può trovare se non in una sconfitta?

Ma c'è sconfitta e sconfitta, c'è quella dove hai sbagliato, c'è quella dove l'avversario era più forte, ma quella più importante è quella dove non capisci perchè hai perso.

Allora cerchi delle giustificazioni, gli arbitri in primis, ma anche altre cazzate.
Invece è proprio in questo caso che si deve fare una fortissima operazione di ricerca, quella ricerca del miglioramento complessivo, fatta con umiltà ed onestà, con tanta intelligenza e magari con qualche aiuto.
Sapete già come la penso sugli arbitri, per me sono tutti imparziali, onesti e fanno del loro meglio, in più credo che se tutti passassero una giornata intera ad arbitrare, la smetterebbero di lamentarsi e inizierebbero invece ad apprezzare di più il loro impegno e responsabilità (più sotto trovate un post dedicato al tema), e se partiamo da questo concetto, cosa dobbiamo rilevare se tutti e tre gli arbitri ci votano contro nonostante che tutti gli altri ci dicano che eravamo meglio o, peggio, nonostante che il nostro giudizio sull’avversario sia totalmente negativo?

- ma come hanno fatto a far vincere quello li? Ma io sono meglio!

Eccola li la domanda, eccolo li l’errore.



ciao
dezz


ps: per la cronaca, il sottoscritto oggi ha provato la frustrazione di sapere di non avere speranze di vittoria in finale, la doppia frustrazione di aver cercato una fuga, ma anche la soddisfazione di aver deciso di non fuggire, ma di provarci dando il massimo.
Il piede mi fa male, ma aver sentito di aver fatto il meglio che oggi potevo mi ha fatto stare bene.

Tutti i compagni si sono comportati benissimo, già il fatto di averli visti tirare meglio che in palestra, li porta ai miei occhi come vincitori, gente in gamba che continua a migliorare, che si diverte e che ci rimane male se perde ma che non se la prende mai troppo; il giusto!
Va bene così.  BRAVE E BRAVI

lunedì 28 marzo 2011

CORAGGIO GIAPPONE!

日本勇気
NIPPON GANBARE!

lunedì 21 febbraio 2011

Ho aspettato tanto ma ne valeva la pena

Altroché se ne valeva la pena!




Da molto non scrivo sul blog, dal rientro di ottobre scorso, dalla gara in Giappone, affaccendato in altre faccende e pensieri, mi sono un po’ disinteressato delle comunicazioni che tutto il mondo si aspetta da me (…), ma ecco finalmente due ottime ragioni per tornare qui: Alessandra e Beatrice.

Il risultato delle gare non deve per forza essere l’obbiettivo, ben altre e più profonde cose ci si devono aspettare da una competizione come quella che si svolge nello iaido, ma stavolta le cose si sono date un appuntamento.

Alessandra prima e Beatrice il giorno seguente, si sono portate a casa un simbolo, un riconoscimento tangibile, del loro impegno e della loro determinazione.

Alessandra e Beatrice sono due donne che, a vederle e a parlarci, più diverse non si può, ma in realtà, come tutti i guerrieri, alla fine si assomigliano moltissimo.

La loro voglia di fare bene, di togliersi quella “insana” soddisfazione di primeggiare, le accomuna e le ha portate a segnare un primo punto su di un percorso che sarà lungo e divertente.

È stato uno spettacolo vederle in azione. Una che ad ogni taglio ci aggiungeva una mossa sculettante che sibilava come una spada ma che suonava con un “Tiè! Beccate questa!”, e l’altra che ad ogni taglio ne aggiungeva un altro, che non si sa mai…, con una energia da far impallidire un toro inferocito (c’è chi dice di averla vista far fumo dalle narici e fiamme dagli occhi).

Sono potenti quelle due, altroché, degne compagne di spada di gente che vorrei tutta al mio fianco durante l’ultima carica; Marzio, che sebbene ferito ad una gamba (!?) si è immolato per la grande impresa della squadra (terzo posto), un grande grazie; Federico, che a dispetto della sua giovine età sa già impegnarsi con profondità (spuma di anguilla a parte!); Fabrizio, che ha preso per la prima volta una spada in mano 6 mesi fa (!); e tutti gli altri nostri compagni di avventura che questa volta si sono riposati e che la prossima volta ingombreranno un palazzetto con un unico, grande spirito che si urla SHIOSHIKAI!

giovedì 21 ottobre 2010

Sorry MARCO

non sono due in giro per il mondo, sono tre!!!!
mi ero dimenticato di Marco, che se ne sta beato in Colombia a non so fare cosa e chissa pure se tornerà. o come tornerà...

martedì 19 ottobre 2010

in giro per il mondo

ci sono due amici di spada che in questo momento sono in giro per il mondo, e io li penso spesso.
Giacomo con Elena hanno intrapreso un viaggio che mi auguro il più lungo possibile, in Africa.
Michele scorrazza per il sud est asiatico a caccia di tigri... http://www.mictrip.blogspot.com/

lo iaido, ci ha fatto incontrare, ma molte più cose ci accomunano.

ragazzi, buon viaggio!

domenica 17 ottobre 2010

e non si finisce mai

e ora Parigi! che val sempre bene una messa!


Appena tornato dal Giappone con una bella prova agonistica, ecco che sono già a prepararmi per la prossima: Parigi campionati europei.

L’appuntamento è ovviamente importante e, per quanto mi riguarda, più difficile della gara appena fatta in Giappone.

La differenza risiede essenzialmente nel fatto che si passa dai kata “liberi” delle scuole antiche ai kata moderni della ZNKR. Quest’ultimi ingabbiano l’esecuzione in un formalismo preciso, in punti di passaggio definiti, in figure e regole uguali per tutti. Fare la differenza diventa molto più complicato.

Tutti pensano che fare Koryu sia più difficile, io credo seriamente che invece siano proprio i soli 12 kata di Seitei Iai ad essere i più complessi da affrontare. Sempre che li si voglia studiare e fare nel modo giusto. Eseguendoli seguendo la grammatica corretta.

In Koryu si accetta che un movimento sia naturale e basta. In Seitei si chiede che un movimento non proprio naturale lo diventi! E pare che siano in arrivo tre nuovi kata…..

Banzai!

martedì 21 settembre 2010

lunedì 20 settembre 2010

non smetterò mai di fare gare di iaido grazie agli arbitri

perchè anche dopo anni di gare non sono mai completamente soddisfatto del risultato. Non del risultato giudicato dagli arbitri, ma di quello che sento personalmente durante e al termine di una prova.
Ieri per esempio, ne ho prese di santa ragione. Giudizio arbitrale malevolo, direte voi? Tutt'altro, direi invece giudizio arbitrale ricco e coraggioso! troppo facile dare una bandierina a favore di uno forte, nessuno ti criticherà mai. pensate invece che ricchezza e che stimolo aggiuntivo giungono da una bandierina contro. quella bandierina che non ti "perdona" l'essere sceso un pò di livello, o non aver ancora metabilozzato un certo movimento, o ancora, il continuare a fregarsene di una punta troppo bassa. Pozzo (lo cito perchè se lo merita), mi ha battuto perchè è cresciuto più di me, perchè è stato capace di mostrare coi fatti, li in quel momento, il suo desiderio di migliorare. Poco conta che la gente dica che "sembravo meglio io", la verità è che io in quell'incontro non sono riuscito a fare nemmeno la metà di quello che faccio in palestra. Se gli arbitri mi avessero (risolvendosi la vita con facilità) fatto vincere, mi starei oggi interrogando con la stessa profondità?
E' da molto che non mi lamento ed interesso più dei giudizi arbitrali, dico sempre che da davanti si vede un'altra cosa, ma questo è solo un passaggio per arrivare ad avere invece molto più interesse per il giudizio di chi ci arbitra, sempre che si sia capaci di metterlo in relazione con la nostra schietta analisi dell'esecuzione mostrata. Non dimentichiamo che gli arbitri italiani ci "hanno visto crescere", che ci conoscono, che sanno già a priori quello che sappiamo fare, la loro sfida è essere esigenti e con la massima onestà trasmetterci questa spinta al miglioramento. A volte con bandierine coraggiose contro ed altre a favore date con altrettanto coraggio.
e poi... e poi e poi e poi, il discorso si farebbe lungo, in ogni caso terminerebbe con un salomonico: e poi il mondo non è perfetto e non è mai tutto come lo si vorrebbe.

ps: Forti, preparati che la prossima ti faccio nero, ma prima fatti rifare la punta che hai distrutto per terra contro di me....
ps2: Pozzo, evita di spargere borotalco per tutta la palestra che ieri a momenti scivolavo addosso ad un arbitro... e poi adesso rilassati e ritirati in bellezza, prima di fare la fine che farò fare a Forti.

Forti, ci sei?
Dormito bene?
Quanto ti costa la punta nuova?

Forti?

Fort?

For?

Fo?

F?

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domenica 12 settembre 2010

Girl Power


1/3 dei partecipanti al Seminario del Maestro Furuichi erano ragazze.
L'altra metà della spada. La parte più affilata....